sulla produzione artistica 1

il guizzo creativo non lo puoi evocare o forzare. Forse lo puoi allenare a recepire gli stimoli, come sto facendo in questo momento. E forse non importa se sei bloccato. Anzi, per fortuna. Instagram e la continua creazione di contenuti da parte di altri “creators” ci spingono a credere che dobbiamo essere produttivi anche dal punto di vista “artistico”. Ma prendiamo Svevo, che ha vissuto come un semplice impiegato bancario: ha scritto solo un paio di libri, eppure ha visto la realtà più profondamente di molti altri. Van Gogh è stato iper-produttivo, ma ha iniziato solo a 27 anni e dieci anni dopo si è suicidato. L’artista, contrariamente a ciò che ora sembra, non è strettamente legato al concetto di “produzione”. Alcuni hanno trovato questo legame e ci hanno fatto un capitale, come Dalí o Andy Warhol con la sua Pop Art. Sono riusciti a vendersi. Ma l’Artista prescinde dalla produzione; l’artista, mi piace definirlo come fa Kandinsky, è un “visionario”. Immaginate un triangolo. Alla base ci sono le persone, al centro gli “avanguardisti” e in cima l’“artista”. L’artista è colui che, con le sue idee, creazioni ed espressioni, mostra qualcosa agli altri affinché possano ascendere verso l’alto; un’ascensione da intendersi in tutti i sensi e campi. Le persone possono scegliere se cogliere questo movimento o meno, se prendere quella stessa direzione o no. L’accettazione di quell’ideale o la sua critica e negazione spingono l’individuo verso una riflessione e una nuova consapevolezza. Ed è la consapevolezza, forse, l’elemento che l’artista ci offre, perché è un aiuto alla “crescita”. Durante questo processo di comprensione ci avviciniamo al nostro “essere” e, dunque, anziché “ascendere”, in realtà “discendiamo” sempre più verso noi stessi. Attraverso la nostra comprensione, levighiamo sempre più la nostra realtà e i nostri pensieri, costruendo la nostra realtà personale.